(scrivo con molti giorni di ritardo questo post che avevo scritto subito dopo aver vissuto una esperienza che ricorderò per la vita)
Lo scorso week end in moto mi ha fatto vivere emozioni che potrebbero essere sintetizzate con il “tao” simbolo della filosofia cinese, laddove il negativo ed il positivo si mescolano in egual misura ed in modo totalmente paritario. Tanto bianco nel nero e viceversa, che non vanno a formare una sfumatura di grigio ma che convivono uno dentro l’altro in maniera netta e decisa.
Essere in garage, ripetere gesti ormai abituali come quelli di un guerriero mentre indossi le tue armature progettate per proteggerti da tanti urti ma non da quello che sarai costretto ad assorbire in questa uscita. E’ venerdì pomeriggio, una giornata che normalmente dedichi al lavoro, ed invece tu sei li a cavallo della tua moto verso direzioni che questa volta non hai pianificato in ragione di passaggi da superare, mulattiere da esplorare, difficoltà tecniche da affrontare, ma solo ed esclusivamente ragionando sul luogo dove potrebbe essersi presumibilmente consumato un dramma. Sono ormai due giorni che un altro endurista risulta disperso fra le “tue” montagne. Negli stessi luoghi che sei abituato ad amare, in cui ami immergerti un amico francese non dá più notizie. Metti in moto e ti avvii verso i luoghi in cui i coordinatori hanno deciso di assegnarti per la ricerca e ti unisci così al nutrito gruppo di altri enduristi che sin dalla giornata di ieri stanno perlustrando ogni mulattiera, ogni sentiero ed ogni anfratto. Come quasi per ogni uscita anche questa viene condivisa con l’amico di sempre… Peo… Con lui hai già ipotizzato ed immaginato cosa potrebbe essere successo, hai provato ad immedesimarti in chi potrebbe già aver trascorso due notti al freddo e magari ferito, ma in cuor tuo sai che difficilmente quel telefonino il cui trillo sta rimbombando per qualche valle che sicuramente conosci, sta suonando vicino ad una persona viva….
Squilla anche il nostro di telefonino, ci avvisano che forse è stato avvistato dall’elicottero, la zona non è lontana da noi e cerchiamo di raggiungerla nel più breve tempo possibile. E’ strano dover guidare la moto sapendo che con ogni probabilità da lí a poco assisterai ad un evento che potrebbe farti passare ogni voglia di rifarlo…. Dopo poco siamo sul posto, neanche ci fossimo dati appuntamento lo raggiungiamo noi in moto, nello stesso istante in cui anche due pompieri (lasciati in vetta dall’elicottero) lo fanno a piedi. Guardiamo sotto di noi, inequivocabile la sagoma dell’uomo che tutti cercano è lí… giace inerme al suolo, vestito con la sua armatura che non l’ha protetto, con la sua cavalcatura ancora più in basso, unica testimone di quanto può essere accaduto… Con Peo ci guardiamo negli occhi, non diciamo nulla…. esiste veramente poco da dire… Mi guardo intorno, nulla ha il sapore di buono, gli splendidi colori degli alberi, il cielo terso non riescono a parlarmi…
Le nostre moto sono lassù sulla strada, ci aspettano per riportarci a casa, ed è ormai quasi buio quando idealmente proseguiamo il cammino che avrebbe dovuto percorrere Steve….
Una giornata con tanto nero e con quel poco di bianco racchiuso in quel pallino, il bianco della solidarietà, della amicizia, della natura….
Siamo nuovamente in garage, si posano le moto, ci si spoglia senza aneddoti sulla giornata, ci si chiede se è il caso di trascorrere la giornata successiva in moto…. soprassediamo sulla decisione e ci riserviamo di decidere al mattino dell’indomani….
E’ più forte di noi, vogliamo riprovarci, riconquistare subito lo spirito che ci unisce nelle nostre uscite in moto, lo facciamo in una uscita a due… oggi non vi è spazio per l’agonismo, le corse e le esasperazioni stilistiche…. oggi deve essere una giornata dedicata a noi e alla nostra voglia di stare in moto, la voglia di panorami mozzafiato, di profumi e di silenzi che solo la montagna sa donare…
L’aver riempito di bianco questa giornata, con le chiacchiere con i gestori del rifugio, con finanche dei cacciatori, l’aver esplorato zone nuove, ci ha veramente ricaricato e fatto capire quello che perseguiamo nel praticare questa fantastica disciplina sportiva… Tanto bianco, con solo quel pallino nero legato ai ricordi della giornata precedente…. Quel nero che ci accompagnerà per sempre e che speriamo ci aiuti a saper dosare la manetta dell’accelleratore in ragione dei rischi che si vanno a correre….












[...] ying e yang ed enduro…. [...]
..sono ritornata qui un attimo, ho letto questa tua claudio, mi sento vicina a tutto questo che provi, fosse solo per il mio lavoro, che in 20 anni mi ha presentato occasioni che suscitano tali stati d’animo, occasioni dove “provare” forti emozioni. come al solito…..se tu e Peo siete giunti lì in quel momento….ci sarà un senso, e voi l’avete avvertito. ciao
ale