Scriviamo un racconto assieme…
Da un’idea scaturita dalla mia testolina e da quella di Leandro…
Scrivere un racconto… probabilmente a tanti di noi è balenata almeno una volta l’idea di farlo, qualcuno lo avrà anche iniziato a fare…
Inizi a scrivere e ti rendi conto di non conoscere i meccanismi che regolano la stesura di un libro.
Dovresti avere un canovaccio della storia da trattare, sapere cosa vuoi dire esattamente e sapere come la tua storia andrà a finire.
Ebbene, la nostra idea e di provare a farlo contravvenendo a tutti i crismi dello scrittore… Noi non conosciamo la tecnica, non sappiamo esattamente cosa dire, non sappiamo come andrà a finire e nemmeno esattamente come inizia, ma cosa assolutamente più importante non sapremo chi ci aiuterà a farlo. Si, ognuno potrà partecipare alla stesura del racconto impossessandosi di un personaggio, inserendone uno nuovo o contribuendo in ogni modo al racconto. Così facendo ogni figura che animerà la storia potrà veramente produrre propri pensieri e proprie idee e ciò in maniera totalmente indipendente e differente da come lo avrebbe fatto un’unica mano e quindi un’unica testa.
chissà che non ne esca qualcosa di carino e interessante…
Si prega di inserire in questa pagina solo brani che andranno a formare il libro , per commenti e suggerimenti inserire nella sezione commenti all’e-book
Leandro ha tracciato la via :
PARTE PRIMA
“La lettera”
Pietro aveva ancora gli occhi assonnati, aveva ormai perso l’abitudine di alzarsi a quell’ora. Mentre sorseggiava il caffè se ne stava appoggiato allo stipite della camera da letto guardando o, più precisamente, cercando di indovinare le curve del corpo che se ne stava al di sotto delle coperte. Era una mattina tersa con un cielo che cominciava a prendere il colore indaco che solo le giornate serene di inverno potevano dare.
Mentre se ne stava li immobile ripensava agli ultimi mesi, a come la sua vita aveva subito una svolta che lo lasciava ancora un pò frastornato e, soprattutto, a quella persona che adesso dormiva profondamente, la persona che aveva cambiato la sua vita.
Mentre tornava verso la cucina decise di lasciarle un appunto prima di partire, si sedette al tavolo e lo scrisse su un foglio di block notes che lasciò li con un segnaposto sopra a mo di fermo.
“Buongiorno amore mio,
avrei voluto svegliarti prima di partire ma non ne ho avuto il coraggio, starei delle ore a guardarti mentre dormi, sentire il tuo respiro e indovinare il profilo del tuo corpo sotto le lenzuola. Vorrei tanto spogliarmi e tornare sotto le coperte, abbracciarti e stare cosi per ore, magari ascoltando le canzoni che ci piacciono tanto.
Sogni d’oro amore mio
A presto
Pietro”
Quelle righe, vergate con tanto amore risalivano a quattro mesi prima.
Pietro è sparito…
(mary)
“Accidenti non ho sentito la sveglia, mi conviene saltare la colazione…. Mi preparo di corsa e cerco di essere in classe prima dei ragazzi….prendero’ un caffé più tardi, mi conviene comunque avvertire Sara che non passo a prenderla questa mattina, passare da quella via vuol dire arrivare ancora più tardi……”
Francesca suo malgrado si alzo’ di corsa, e dopo una doccia veloce si rivestì con gli abiti del giorno prima, si sarebbe truccata in macchina al primo semaforo rosso, ormai era abituata ad ottimizzare i tempi. Dalla macchina avrebbe avvertito Sara, la fermata dell’autobus non era distante da casa sua, si sarebbero viste a scuola più tardi e magari avrebbero preso un caffé assieme cosi poteva farsi raccontare della cena della sera prima
(klaudio)
Francesca odiava arrivare in ritardo, ma per quanto si sforzasse non riusciva mai ad essere puntuale. Odiava doversi giustificare, ma ancor più le pesava farlo con se stessa per tutti gli appuntamenti con la vita che credeva di non aver rispettato o ai quali credeva di non essere arrivata in tempo. Ferma al semaforo ed ai propri propositi mattutini, con la trousse dei trucchi aperta sul sedile del passeggero usava un correttore ambrato per nascondere le occhiaie che quella mattina le parevano più evidenti del solito. Sapeva per abitudine di avere a disposizione oltre ai semafori, che d’altronde avrebbe potuto incontrare anche di colore verde, almeno cinque minuti di coda che le sarebbero stati utili per stendere e sfumare la matita e l’ombretto chiaro che avrebbero dato luce ai suoi occhi azzurri. Certo truccarsi a casa, era un’altra cosa, avrebbe usato tutti gli sfumini e pennelli di martora necessari, ma fare il tutto in auto ed in maniera trafelata le dava una carica che non riusciva a definire, le dava la sensazione di non perdere tempo anzi di sfruttarne il più possibile. Solo tracciare i contorni delle labbra con la matita, che aveva sapientemente scelto di un tono di colore sopra quello del rossetto e la successiva stesura dello stesso la faceva sentire leggermente in imbarazzo. Conscia della sensualità del gesto e degli sguardi degli altri automobilisti cercava di immaginare se stessa vista da fuori, con il viso proteso verso lo specchietto retrovisore e si vedeva in un atteggiamento da femme fatal che sapeva non appartenerle ed in cui non ci si riconosceva assolutamente.
Parcheggiò la Smart nera nel parcheggio che fortunatamente la scuola aveva messo a disposizione del corpo docente e si diresse quasi correndo verso l’edificio scolastico e quindi verso l’aula in cui avrebbe tenuto lezione per le prime due ore della mattina.
Insegnare disegno tecnico in un liceo scientifico e condurre uno studio tecnico nel pomeriggio comportava un certo impegno, le ore non le bastavano mai. Sapeva che prima o poi avrebbe dovuto abbandonare l’insegnamento e dedicarsi anima e corpo alla professione di architetto. Adottando tale radicale scelta avrebbe forse potuto godere di più tempo per se stessa, ma era proprio questa idea che maggiormente l’atterriva…
ore 10,30 del mattino, finalmente una pausa…
“ciao Sara, scusami ancora per questa mattina, sei riuscita ad arrivare in tempo?” - “ciao! non più tardi dell’ora in cui arriviamo di solito, stai benissimo vestita così” Francesca non si sentiva proprio a suo agio, era conscia che non avrebbe scelto quegli abiti se avesse avuto i tempo per poterlo fare…
(sabrina)
..diede ancora uno sguardo ai suoi pantaloni, poi i suoi pensieri furono sommersi dal fiume di parole di Sara che non vedeva l’ora di dividere con lei la serata precedente.
Sara, da quanto tempo la conosceva…la guardava parlare concitatamente e agiatarsi a tempo delle sue parole.
Quante volte le aveva sentito dire le stesse cose, quante volte l’aveva vista trasformasi in una donna diversa, per poi tornare la stessa fragile e insicura sognatrice.
(leandro)
Il cellulare sul tavolo iniziò a vibrare, l’uomo era talmente assorto nei suoi pensieri che quasi non ci fece caso. Lo prese e rispose… “pronto!?”
Ascoltò per qualche secondo e poi interruppe la conversazione, non aveva bisogno di sapere altro….
Pigiò il tasto della rubrica e scorse la lista dei nomi fino ad arrivare a quello che cercava… All’ultimo momento ebbe un ripensamento, “Sara era a scuola, il cellulare sicuramente era spento, le avrebbe mandato un sms.”
Dopo aver inviato un messaggio fece un altro numero in rubrica…
“Sono io, abbiamo un Problema… Si è rifatto vivo”
“Pronto!? Sara!? Ciao sono Vittorio, tutto ok!? Come è andata oggi a scuola!?…Uhm..senti…Se per te va bene volevo invitarti a cena stasera, avrei bisogno di parlarti…”
A Sara non piacque per niente il tono che sentiva dall’altro capo del telefono. “Ecco!!!” pensò, “Vediamo che succede stavolta, l’ultima volta che aveva questo tono è sparito per due mesi”.
Sforzandosi di assumere un tono indifferente cercò di nascondere il disappunto…”Ma certo, perchè no!?!? Usciamo o vengo a casa tua?”
“No, passo a prenderti alle sette di questa sera e ceniamo da me, ho ancora quella bottiglia di vino che ho portato dal mio ultimo viaggio”
“ok, a dopo allora, un bacio”
“ciao, un bacio”
Vittorio rimase assorto nei suoi pensieri per qualche minuto, poi andò in bagno, si fece una doccia, la barba e andò in camera a vestirsi. Non era più abituato a portare la divisa….
Sara telefonò a Francesca per annullare il loro incontro di quella sera…
Vittorio si recò all’indirizzo che gli avevano dato, doveva citofonare ad una ditta che si occupava di esportazione fiori (almeno quella era la facciata). Venne ad aprirgli una ragazza attraente vestita in modo elegante; in altre circostanze avrebbe iniziato aflirtare con lei ma quel giorno non era proprio in vena.
Vittorio venne annunciato e fatto entrare in un ufficio buio a causa delle persiane chiuse, sapeva che oltre quelle finestre c’era una magnifica vista del mare di Sanremo.
L’uomo stava in piedi davanti alla scrivania, era di bassa statura e tutto curvo su di un vecchio e nodoso bastone d’ulivo. Appena alzò gli occhi Vittorio sentì lo stomaco che si contraeva, quell’uomo gli faceva lo stesso effetto tutte le volte che si incontravano nonostante fossero passati molti anni.
“Si sieda Capitano, è da un pò che non la vedo in divisa e devo dire che le dona”.
“Le sarei grato Signore se venissimo al dunque”.
(Sabrina)
Per Sara il resto della giornata era trascorso ad un ritmo frenetico, i suoi pensieri erano stati interrotti ad intervalli quasi regolari dal ricordo di quella telefonata…….cosa doveva dirle?
Aveva fatto mille ed una ipotesi, tutte le parevano assurde e plausibili allo stesso tempo.
Tornando a casa, si fermò a comprare qualcosa per il mattino seguente, diede uno sguardo alla posta, le solite cose, bollette pubblicità qualcuno che le voleva dare dei soldi e poi sorrise vedendo la cartolina di un amico in vacanza.
Il calore della casa subito le diede una sensazione di benessere, un bagno,ecco cosa le ci voleva, un bel bagno. Aprì l’acqua, accese alcune candele profumate sistemandole a terra, poi cercò tra i suoi cd quello di Miles che le piaceva tanto…..eccolo!!!
Si spogliò tornando verso il bagno, si immerse lasciandosi scivolare nell’acqua fino a sentirsi completamente avvolta,
i suoi pensieri si quietarono.
Passò buona parte del tempo che le rimaneva a cercare di decidere cosa indossare, lanciando qua e la tutto ciò che non le pareva appropriato per quell’appuntamento, riducendo così la camera ad un campo di battaglia.
Le ci sarebbe voluto molto tempo a rimettere a posto tutto quanto ma ci avrebbe pensato dopo.
Decise di mettere un completo nero, con le maniche lunghe che le coprivano il dorso della mano e che la facevano sentire protetta, era pronta in netto anticipo, si mise sulla poltrona, accese una sigaretta, lasciò andare la testa sullo schienale, gambe accavallate, il piede batteva il tempo della musica in sottofondo ……e attese.
Lui avrebbe suonato o sarebbe dovuta scendere ed aspettarlo in strada? Ricordò le vecchie abitudini e dopo che le diciannove erano ormai passate da 15 minuti decise di infilare il cappotto, un paio di guanti, una sciarpa e di uscire di casa… sicuramente l’avrebbe trovato ad aspettarla…
(Leandro)
“Sara, era come al solito in ritardo” pensò Vittorio e rimase ad aspettarla in auto. Si immaginò la faccia sorpresa di Lei quando lo avrebbe visto in divisa…Avrebbe pensato ad uno scherzo o magari che l’avrebbe portata ad una festa in maschera….
Non le aveva mai detto che lavoro facesse, tutte le volte che glielo aveva chiesto lui era sempre stato molto evasivo spiegando con parole smozzicate che si occupava di “consulenze”.
Dopo un paio di volte che Sara incontrava quel muro si rassegnò. E poi la cosa creava in lui un certo fascino…
Si erano conosciuti ad un matrimonio, erano capitati allo stesso tavolo e avevano cominciato a chiacchierare, nel pomeriggio erano “fuggiti” dalla festa per andarsene a prendere un caffè e per starsene un po’ tranquilli lontano dal frastuono delle nozze (nessuno dei due amava la confusione).
Il giorno dopo Vittorio era partito per uno dei suoi viaggi ma aveva continuato a stare in contatto con Sara via e-mail. Appena tornato si erano rivisti ed era iniziata la loro storia. Una storia semplice, senza tanti fronzoli. Nessuno dei due la considerava una cosa seria…fino ad ora.
Alla fine si decise e scese dall’auto per andare su da lei, sicuramente appena lo avrebbe visto avrebbe voluto spiegazioni e la macchina non era il luogo adatto. Prese il pacchettino che aveva nel portaoggetti, tirò un bel respiro e scese.
Proprio in quel momento Sara usciva dal portone. Faceva freddo e lei aveva un lungo cappotto bianco, una sciarpa tirata fino al naso, guanti e cappellino di lana anch’essi di colore bianco. Si voltò lungo la via per vedere se la macchina fosse già arrivata e la individuò dall’altro lato della strada, guardò con curiosità verso l’uomo in divisa blu della marina che le si stava avvicinando. Il viso le diceva qualcosa, lo aveva già visto da qualche parte.
Vittorio aveva conosciuto Sara che aveva la barba, non l’aveva mai tagliata e lei non lo riconobbe con il viso rasato. Trovò la cosa buffa, come era cambiato il suo aspetto solo grazie ad un rasoio.
“Ciao Sara”
Sara fece un balzo…. “Vi’ ma sei tu? Che fine ha fatto la tua barba!?!? E quella divisa!?!?!
“Ti avevo detto che dovevamo parlare…”.
(sabrina)
Si lo sapeva, per questo era tesa.
Guardò intensamente i suoi occhi, cercando di capire quello che a breve avrebbe comunque saputo, poi i suoi tratti si
addolcirono, sorrise e allungando la mano per accarezzargli il viso gli diede un bacio.
Vittorio rimise in tasca il pachettino, glielo avrebbe dato più tardi e le disse “andiamo?”
Andiamo!
(leandro)
La spalla gli faceva male, la ferita non accennava a rimarginarsi, anche perché lo percuotevano continuamente, era sfinito, i suoi aguzzini lo avevano interrogato per ore ma non ne sapeva niente di tutta quella storia, non era lui che si era occupato della faccenda ma il suo socio che adesso era sparito, morto forse, o in qualche posto dimenticato da Dio.
Sentì una presenza, qualcuno era entrato nella stanza. Lo tenevano al buio più completo, non riusciva a capire dove fosse e aveva perso ogni cognizione del tempo. Da quanto era li e, soprattutto, dove era!?!?
L’uomo lo sollevò letteralmente di peso e lo trascinò fuori dalla cella.
“Vi ripeto che non ne so niente di tutta questa storia, voglio solo essere lasciato in pace”
L’altro non si prese la briga di rispondere, lo trascinò fuori all’aria aperta e lo fece inginocchiare.
“Ecco” pensò “ci siamo, una bella pallottola in testa e finisce tutto”.
Gli levarono la benda dagli occhi e dovette chiuderli perché non erano più abituati alla luce, la spalla gli faceva male, la testa gli faceva male, a pensarci, tutto gli faceva male.
“Ma bene bene, a quanto pare abbiamo trovato un tipo tosto” la voce tagliente come una lama lo fece rabbrividire, dove l’aveva già sentita?!?!
“Vede Signor Nasso, o forse dovrei chiamarla Signor Torti….”
“Cristo Santo, come faceva a sapere quel nome, se lo era quasi dimenticato perfino lui!”
“…devo dire che la faccenda mi secca parecchio per due motivi”
“il primo” e mentre lo diceva sollevò il pollice della mano sinistra “ riguarda il fatto che ho perso dei soldi, moltissimi soldi e naturalmente li rivoglio indietro con un interesse del, diciamo, 15%”.
“Il secondo” lo disse alzando il dito indice della stessa mano “ma non meno importante, è che mi sento preso per il culo e la cosa mi fa imbestialire, dunque…” fece un cenno con la testa ad un altro uomo che si avvicinò al prigioniero con un paio di tenaglie e senza dire nulla gli strappò l’unghia dell’indice sinistro.
Il prigioniero urlò e cercò di nascondere la mani tra le cosce ma l’uomo gli prese l’altra mano e ripetè l’operazione con l’altro indice.
“Facciamo cosi” disse il capo “ io la lascio vivere ma lei mi recupera tutti i miei soldi e mi porta il responsabile di tutto altrimenti la prossima cosa che le strapperò non sarà un’unghia!”.
“Che palle!!!!” Il Sergente maggiore Yves Blanchard, soldato scelto della famosa “Legione Straniera” si stava annoiando. Non sapeva nulla della missione e si era ben guardato da chiedere qualsiasi cosa. Doveva eseguire gli ordini e basta.
Comunque nessuno gli impediva di chiedersi che cosa mai ci potesse essere di tanto importante in mezzo a quelle montagne sperdute tra il confine italiano e quello francese da scomodare i Reparti Speciali.
Maledizione!!! Impreco mentalmente l’uomo, doveva stare più attento, altrimenti il soldato sotto di lui si sarebbe messo all’erta. Si stava calando dalla rupe per sorprenderlo dall’alto. Si chiese perché non avessero usato i cecchini ma avevano ricevuto l’ordine di eliminarli silenziosamente. Contrariamente a quello che si pensa un fucile silenziato produce comunque uno schiocco udibile anche a distanza, la buona vecchia corda di pianoforte avrebbe fatto il suo dovere.
Rumore… l’istinto di soldato lo mise all’erta, probabilmente qualche cinghiale, la zona ne era piena e poi aveva già sentito grufolare… ma questo era diverso sembrava provenire da sopra la sua testa… L’addestramento prevalse su tutto e lo mise all’erta … Si appiattì contro la parete di roccia alle sue spalle e tolse la sicura al fucile, per un qualche motivo ignoto non alzò la testa verso l’alto, altrimenti avrebbe visto una figura scura che si calava verso di lui assicurata ad una corda. Il visore notturno calato sugli occhi gli dava una visione verdastra e irreale del terreno intorno a lui. Toccò due volte il laringofono, era il segnale per comunicare con il resto della squadra distribuita lungo il perimetro mantenendo il silenzio radio. Non ricevette risposta, brutto segno.
L’uomo fece perno sul moschettone e si girò con le braccia protese verso il basso come un lampo fece passare la corda d’acciaio sotto il mento del soldato e strinse mentre lo sollevava da terra…
Mentre si chiedeva cosa stesse accadendo un cavo d’acciaio si avvolse attorno al suo collo e si sentì tirare verso l’alto.L’ultimo pensiero del Sergente maggiore Yves Blanchard prima che l’oscurità lo avvolgesse, fù che non era ancora riuscito a vedere la sua figlioletta di due mesi….
(leandro)
“Riesco ancora ad emozionarmi come al primo appuntamento” pensò Vittorio mentre guardava negli occhi Sara. Lei lo aveva tempestato di domande durante tutto il tragitto ma lui rispondeva che le avrebbe spiegato tutto a tempo debito. “Adesso pensiamo alla nostra cena e a bere un buon bicchiere di vino” disse lui, “Abbiamo tutta la notte per le spiegazioni”.
Prepararono la cena insieme, Vittorio era un bravo cuoco ma Sara, anche per prendersi la sua piccola rivincita, lo accusava di non avere il tocco femminile che avrebbe dato quel qualcosa in più ai cibi. “Sfotti sfotti, ma una pasta cosi te la sogni!!!!”
Cenarono a lume di candela, il riflesso creava un gioco di luci ed ombre sul bel viso di lei. “Allora” disse lei ad un tratto mentre parlavano di tutt’altro, “ mi vuoi dire cosa ci fai dentro quella divisa?!”
“Si” disse lui guardandola in un modo che la fece rabbrividire, notò un lampo nei suoi occhi che non riuscì a decifrare bene, in seguito, ripensandoci, arrivò alla conclusione che quel lampo la spaventò.
Ma gli occhi di Vittorio si raddolcirono subito e quel lampo era come se non ci fosse mai stato.
“Sara, io faccio parte di un’organizzazione governativa che fa capo alle Nazioni Unite, posso dirti solo questo, non posso dirti che mansioni svolgo e neanche parlarti delle missioni che mi affidano, so che ti chiedo molto ma non devi farmi domande sul mio lavoro, metteresti in pericolo me ma, soprattutto, te stessa. So che è difficile accettare tutto questo e non te ne avrei neanche parlato ma… Credo di essermi innamorato di te come non mi succedeva da tempo. Quando sono stato via, non vedevo l’ora di rivederti e controllavo la mail tutte le volte che potevo sperando che tu mi avessi scritto qualche messaggio, anche una cavolata ma che fosse tua”.
“Ti chiedo di pensarci perché non sarà una vita facile, io sono spesso via, a volte anche per mesi ed è molto difficile mandare avanti una storia del genere.”
Nella mente di Sara si affollarono mille pensieri, si accavallarono uno sull’altro e dovette fare un grande sforzo per metterli in ordine… Ma cos’era, era finita in un film di spionaggio!?! In un libro!?! Il primo impulso fu quello di chiedergli se la stesse prendendo in giro, ma proprio mentre le passava quel pensiero per la testa Vittorio estrasse una tessera di quelle che si usano per i documenti e gliela mostrò. “Guarda, questo dovrebbe convincerti che non ti sto prendendo in giro, perché è ciò a cui stai pensando”.
Sara prese in mano il pezzetto di carta plastificata come se avesse paura di scottarsi, mostrava una fototessera di un Vittorio di qualche anno più giovane con una divisa simile a quella che aveva indosso quella sera e in alto a sinistra il simbolo della NATO. “Per quanto ne so io potrebbe essere falsa, non ne ho mai vista una prima d’ora!!”
Era questo che gli piaceva di quella donna, niente peli sulla lingua.
Lui si alzò, girò intorno al tavolo, le prese la mano e la fece alzare, prima che lei potesse dire qualcosa le prese il viso tra le mani e la baciò con un misto di forza e dolcezza, lei resistette qualche istante e poi si lasciò andare al bacio.
“Continueremo il nostro discorso domani” disse lui e, prendendola in braccio, si avviò verso la camera da letto.
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“Accidenti non ho sentito la sveglia, mi conviene saltare la colazione…. Mi preparo di corsa e cerco di essere in classe prima dei ragazzi….prendero’ un caffé più tardi, mi conviene comunque avvertire Sara che non passo a prenderla questa mattina, passare da quella via vuol dire arrivare ancora più tardi……”
Francesca suo malgrado si alzo’ di corsa, e dopo una doccia veloce si rivestì con gli abiti del giorno prima, si sarebbe truccata in macchina al primo semaforo rosso, ormai era abituata ad ottimizzare i tempi. Dalla macchina avrebbe avvertito Sara, la metro da casa sua non era distante, si sarebbero viste a scuola più tardi e magari avrebbero preso un caffé assieme cosi poteva farsi raccontare della cena della sera prima
Francesca odiava arrivare in ritardo, ma per quanto si sforzasse non riusciva mai ad essere puntuale. Odiava doversi giustificare, ma ancor più le pesava farlo con se stessa per tutti gli appuntamenti con la vita che credeva di non aver rispettato o a cui credeva di non essere arrivata in tempo. Ferma al semaforo ed ai propri propositi mattutini, con la trousse dei trucchi aperta sul sedile del passeggero usava un correttore ambrato per nascondere le occhiaie che quella mattina le parevano più evidenti del solito. Sapeva per abitudine di avere a disposizione oltre ai semafori, che d’altronde avrebbe potuto incontrare anche di colore verde, almeno cinque minuti di coda che le sarebbero stati utili per stendere e sfumare la matita e l’ombretto chiaro che avrebbero dato luce ai propri occhi azzurri. Certo truccarsi a casa, era un’altra cosa, avrebbe usato tutti gli sfumini e pennelli di martora necessari, ma fare il tutto in auto ed in maniera trafelata le dava una carica che non riusciva a definire, le dava la sensazione di non perdere tempo anzi di sfruttarne il più possibile. Solo tracciare i contorni delle proprie labbra con la matita, che aveva sapientemente scelto di un tono di colore sopra quello del rossetto e la successiva stesura dello stesso la faceva sentire leggermente in imbarazzo. Conscia della sensualità del gesto e degli sguardi degli altri automobilisti cercava di immaginare se stessa vista da fuori, con il viso proteso verso lo specchietto retrovisore e si vedeva in un atteggiamento da femme fatal che sapeva non appartenergli ed in cui non ci si riconosceva assolutamente.
Parcheggiò la Smart nera nel parcheggio che fortunatamente la scuola aveva messo a disposizione del corpo docente e si diresse quasi correndo verso l’edificio scolastico e quindi verso l’aula in cui avrebbe tenuto lezione per le prime due ore della mattina.
Insegnare disegno tecnico in un liceo scientifico e condurre uno studio tecnico nel pomeriggio comportava un certo impegno, le ore non le bastavano mai. Sapeva che prima o poi avrebbe dovuto abbandonare l’insegnamento e dedicarsi anima e corpo alla professione di architetto. Adottando tale radicale scelta avrebbe forse potuto godere di più tempo per se stessa, ma era proprio questa idea che maggiormente l’atterriva…
ore 10,30 del mattino, finalmente una pausa…
“ciao Sara, scusami ancora per questa mattina, sei riuscita ad arrivare in tempo?” - “ciao! non più tardi dell’ora in cui arriviamo di solito, stai benissimo vestita così” Francesca non si sentiva proprio a suo agio, era conscia che non avrebbe scelto quegli abiti se avesse avuto i tempo per poterlo fare…
Il cellulare sul tavolo iniziò a vibrare, l’uomo era talmente assorto nei suoi pensieri che quasi non ci fece caso. Lo prese e rispose… “pronto!?”
Ascoltò per qualche secondo e poi interruppe la conversazione, non aveva bisogno di sapere altro….
Pigiò il tasto della rubrica e scorse la lista dei nomi fino ad arrivare a quello che cercava… All’ultimo momento ebbe un ripensamento, “Sara era a scuola, il cellulare sicuramente era spento, le avrebbe mandato un sms.”
Dopo aver inviato un messaggio fece un altro numero in rubrica…
“Sono io, abbiamo un Problema… Si è rifatto vivo”
..diede ancora uno sguardo ai suoi pantaloni, poi
i suoi pensieri furono sommersi dal fiume di parole di Sara
che non vedeva l’ora di dividere con lei la serata precedente.
Sara, da quanto tempo la conosceva…la guardava parlare
concitatamente e agiatarsi a tempo delle sue parole.
Quante volte le aveva sentito dire le stesse cose, quante volte l’aveva vista trasformasi in una donna diversa, per poi
tornare la stessa fragile e insicura sognatrice.
“Pronto!? Sara!? Ciao sono Vittorio, tutto ok!? Come è andata oggi a scuola!?…Uhm..senti…Se per te va bene volevo invitarti a cena stasera, avrei bisogno di parlarti…”
A Sara non piacque per niente il tono che sentiva dall’altro capo del telefono. “Ecco!!!” pensò, “Vediamo che succede stavolta, l’ultima volta che aveva questo tono è sparito per due mesi”.
Sforzandosi di assumere un tono indifferente cercò di nascondere il disappunto…”Ma certo, perchè no!?!? Usciamo o vengo a casa tua?”
“No, passo a prenderti alle sette e ceniamo da me, ho ancora quella bottiglia di vino che ho portato dal mio ultimo viaggio”
“ok, a dopo allora, un bacio”
“ciao, un bacio”
Vittorio rimase assorto nei suoi pensieri per qualche minuto, poi andò in bagno, si fece una doccia, si rase e andò in camera a vestirsi. Non era più abituato a portare la divisa….
Sara telefonò a Francesca per annullare il loro incontro di quella sera…
Vittorio si recò all’indirizzo che gli avevano dato, doveva citofonare ad una ditta che si occupava di esportazione fiori (almeno quella era la facciata). Venne ad aprirgli una ragazza attraente vestita in modo elegante; in altre circostanze avrebbe iniziato aflirtare con lei ma quel giorno non era proprio in vena.
Vittorio venne annunciato e fatto entrare in un ufficio buio a causa delle persiane chiuse, sapeva che oltre quelle finestre c’era una magnifica vista del mare di Sanremo.
L’uomo stava in piedi davanti alla scrivania, era di bassa statura e tutto curvo su di un vecchio e nodoso bastone d’ulivo. Appena alzò gli occhi Vittorio sentì lo stomaco che si contraeva, quell’uomo gli faceva lo stesso effetto tutte le volte che si incontravano nonostante fossero passati molti anni.
“Si sieda Capitano, è da un pò che non la vedo in divisa e devo dire che le dona”.
“Le sarei grato Signore se venissimo al dunque”.
Sara, era come al solito in ritardo e Vittorio rimase ad aspettarla in auto. Si immaginò la faccia sorpresa di Lei quando lo avrebbe visto in divisa…Avrebbe pensato ad uno scherzo o magari che l’avrebbe portata ad una festa in maschera….
Non le avevamai detto che lavoro facesse, tutte le volte che glielo aveva chiesto lui era sempre stato molto evasivo spiegando con parole smozzicate che si occupava di “consulenze”.
Dopo un paio di volte che Sara incontrava quel muro si rassegnò. E poi la cosa creava in lui un certo fascino…
Si erano conosciuti ad un matrimonio, erano capitati allo stesso tavolo e avevano cominciato a chiacchierare, nel pomeriggio erano “fuggiti” dalla festa per andarsene a prendere un caffè e per starsene un po’ tranquilli lontano dal frastuono delle nozze (nessuno dei due amava la confusione).
Il giorno dopo Vittorio era partito per uno dei suoi viaggi ma aveva continuato a stare in contatto con Sara via e-mail. Appena tornato si erano rivisti ed era iniziata la loro storia. Una storia semplice, senza tanti fronzoli. Nessuno dei due la considerava una cosa seria…fino ad ora.
Alla fine si decise e scese dall’auto per andare su da lei, sicuramente appena lo avrebbe visto avrebbe voluto spiegazioni e la macchina non era il luogo adatto. Prese il pacchettino che aveva nel portaoggetti, tirò un bel respiro e scese.
Proprio in quel momento Sara usciva dal portone. Faceva freddo e lei aveva un lungo cappotto bianco, una sciarpa tirata fino al naso, guanti e cappellino di lana supercoloratissimi. Si voltò lungo la via per vedere se la macchina fosse già arrivata e la individuò dall’altro lato della strada, guardò con curiosità verso l’uomo in divisa blu della marina che le si stava avvicinando. Il viso le diceva qualcosa, lo aveva già visto da qualche parte.
Vittorio aveva conosciuto Sara che aveva la barba, non l’aveva mai tagliata e lei non lo riconobbe con il viso rasato. Trovò la cosa buffa, come era cambiato il suo aspetto solo grazie ad un rasoio.
“Ciao Sara”
Sara fece un balzo…. “Vi’ ma sei tu? Che fine ha fatto la tua barba!?!? E quella divisa!?!?!
“Ti avevo detto che dovevamo parlare…”.
Si …lo sapeva non lo aveva dimenticato
La sua giornata era trascorsa ad un ritmo frenetico,ma i suoi pensieri erano stati interrotti ad intervalli quasi regolari dal pensiero di quella telefonata…….cosa doveva dirle?
Aveva fatto mille ed una ipotesi, tutte le parevano assurde e plausibili allo stesso tempo.
Tornando a casa, si era fermata a comprare qualcosa per il mattino seguente, aveva dato uno sguardo alla posta,
le solite cose, bollette pubblicità qualcuno che le voleva dare dei soldi e una cartolina con una spiaggia bellissima di un amico in vacanza.
Il calore della casa subito le aveva dato una sensazione di benessere, un bagno,ecco cosa le ci voleva, un bel bagno
Aveva aperto l’acqua, acceso alcune candele profumate sistemandole a terra,e poi cercando tra i suoi cd, aveva
deciso di mettere quello di Miles che le piaceva tanto.
Si era spogliata tornando verso il bagno, immersa nell’acqua lasciandosi scivolare fino a sentirsi completamente avvolta,
i suoi pensieri si erano quietati.
Buona parte del tempo che le rimaneva lo aveva passato a cercare di decidere cosa indossare, lanciando qua e la ciò che pareva appropriato, ma solo un attimo,
per quell’appuntamento,
Aveva ridotto così la camera ad un campo di battaglia, sapeva
che le ci sarebbe voluto molto tempo a rimettere tutto a posto, ma ci avrebbe pensato più tardi
Alla fine aveva deciso di mettere un completo nero, con le maniche lunghe che le coprivano il dorso della mano e che la facevano sentire protetta,e poi un bel cappotto.
Era pronta, forse era leggermente in ritardo, ma la cosa non era inusuale per lei , così aveva deciso prendersi ancora un attimo.
Si era accesa una sigaretta, seduta sulla poltrona aveva lasciato andare la testa sullo schienale, il piede batteva il tempo della musica in sottofondo …….aveva chiuso un attimo gli occhi e aveva pensato ” ok andiamo”
Si lo sapeva, per questo era tesa.
Guardò intensamente i suoi occhi, cercando di capire quello che a breve avrebbe comunque saputo, poi i suoi tratti si
addolcirono, sorrise e allungando la mano per accarezzargli il viso gli diede un bacio.
Vittorio rimise in tasca il pachettino, glielo avrebbe dato più tardi e le disse “andiamo?”
Andiamo!
la scuola, lo studio, era proprio esausta, voleva cedere alla pigrizia esaltare la lezione in palestra ma pensò che malgrado
la stanchezza le ci voleva proprio per scaricare tutta la tensione della giornata.
Alla fine dell’ora di aerobica, in effetti si sentiva molto meglio
fece una doccia veloce e visto che era presto e il suo appuntamento con Sara era saltato decise di fare un aperitivo con gli amici.
Oltre il piacere di stare un pò in loro compagnia e fare quattro
chiacchiere, in settimana a causa dei vari impegni non ci riusciva quasi mai, avrebbe risolto il problema della cena.
Non le piaceva mangiare da sola, il più delle volte si riduceva ad aprire il frigo, guardarci distrattamente dentro spostando
qua e la i cibi, per poi scegliere il solito yogurt che avrebbe
consumato comodamente sdraiata sul divano guardando la tv.
Faceva freddo, l’aria era pungente , fece scomparire il mento
dentro il bavero del cappotto e con passo veloce si avviò verso
il pub.
Camminava e pensava, i suoi pensieri erano già proiettati agli
impegni del giorno seguente, a come organizzarsi per non correre sempre come una matta, quando, il vociare allegro dei
clienti del locale la riportarono al presente, gli amici erano tutti la.
Con lo sguardo fece il giro del pub, alla ricerca dei visi delle persone che poteva conoscere, erano sparsi in vari gruppetti,
salutò e si avvicinò al banco per prendere da bere e poi unirsi alla sua compagnia che aveva trovato posto in un angolo
del locale.
C’era molta gente, la musica che doveva essere un sottofondo era troppo forte, era già pronta ad alzare la voce per fare la sua ordinazione , quando la ragazza al banco la vide, alzò una bottiglia e le fece un cenno con la testa, come per dirle “questo?!”
Si, era il vino rosso che prendeva sempre, sorrise e non le restò che annuire senza proferire parola.
Mentre si dirigeva verso il tavolo degli amici pensava…… facile intuire cosa avrebbe ordinato, era un’abitudinaria , un tipo tranquillo mai fuori degli schemi , lo era sempre stata ma quella sera quella definizione se la sentì stretta addosso e la infastidi!!
Si chiamava Saro ma tutti gli abitanti del luogo lo chiamavano “U Zù Saru”. Era un vecchio pescatore, un uomo segnato dal mare, dalla pioggia e dal vento.
Aveva il viso grinzoso e abbronzato, mani che mostravano le fatiche di una vita a tirare su quintali di pesce che, Grazie alla pesca industriale, stava scomparendo dai fondali marini.
Quella notte decise di uscire presto dimodochè potesse tornare in tempo per poter accompagnare la sua nipotina a scuola, visto che i genitori erano fuori entrambi per lavoro. Saru era analfabeta ma, con il sudore della fronte, aveva permesso ai figli di studiare e laurearsi, cosa di cui andava fiero.
Ormani iniziava ad albeggiare e stava tirando in barca la rete, la pesca era scarna ma lui non si lamentava, i ristoranti e gli alberghi del luogo avevano sempre bisogno di pesce fresco.
Mentre era perso nei suoi pensieri notò qualcosa di strano impigliato alla rete. Pensò subito ad un piccolo squalo o una testuggine. Appena la rete arrivoò sotto il bordo della barca Saro sentì un balzo al cuore. Alla rete era impigliato il corpo di un uomo, completamente nudo. Il vecchio lo tirò in barca e, con sua grande sorpresa, notò che l’uomo era ancora vivo. Prese delle coperte e ve lo avvolse dentro, l’uomo tremava e non riusciva a parlare tanto gli battevano i denti. Saro gli fece bere dell’acqua da una vecchia tazza di latta che dava all’acqua stessa il sapore del ferro.
Notò che aveva delle ferite sul torace e un ematoma sulla tempia sinistra.
Chi era quell’uomo!? e cosa ci faceva in mezzo al mare in quell’acqua gelida!?!?
Il pescatore avvolse del tutto la rete, accese il motore e si avviò verso la costa. Aveva come la sensazione che la nipotina a scuola non avrebbe potuto accompagnarla.
La spalla gli faceva male, la ferita non accennava a rimarginarsi, anche perché lo percuotevano continuamente, era sfinito, i suoi aguzzini lo avevano interrogato per ore ma non ne sapeva niente di tutta quella storia, non era lui che si era occupato della faccenda ma il suo socio che adesso era sparito, morto forse, o in qualche posto dimenticato da Dio.
Sentì una presenza, qualcuno era entrato nella stanza. Lo tenevano al buio più completo, non riusciva a capire dove fosse e aveva perso ogni cognizione del tempo. Da quanto era li e, soprattutto, dove era!?!?
L’uomo lo sollevò letteralmente di peso e lo trascinò fuori dalla cella.
“Vi ripeto che non ne so niente di tutta questa storia, voglio solo essere lasciato in pace”
L’altro non si prese la briga di rispondere, lo trascinò fuori all’aria aperta e lo fece inginocchiare.
“Ecco” pensò “ci siamo, una bella pallottola in testa e finisce tutto”.
Gli levarono la benda dagli occhi e dovette chiuderli perché non erano più abituati alla luce, la spalla gli faceva male, la testa gli faceva male, a pensarci, tutto gli faceva male.
“Ma bene bene, a quanto pare abbiamo trovato un tipo tosto” la voce tagliente come una lama lo fece rabbrividire, dove l’aveva già sentita?!?!
“Vede Signor Nasso, o forse dovrei chiamarla Signor Torti….”
“Cristo Santo, come faceva a sapere quel nome, se lo era quasi dimenticato perfino lui!”
“…devo dire che la faccenda mi secca parecchio per due motivi”
“il primo” e mentre lo diceva sollevò il pollice della mano sinistra “ riguarda il fatto che ho perso dei soldi, moltissimi soldi e naturalmente li rivoglio indietro con un interesse del, diciamo, 15%”.
“Il secondo” lo disse alzando il dito indice della stessa mano “ma non meno importante, è che mi sento preso per il culo e la cosa mi fa imbestialire, dunque…” fece un cenno con la testa ad un altro uomo che si avvicinò al prigioniero con un paio di tenaglie e senza dire nulla gli strappò l’unghia dell’indice sinistro.
Il prigioniero urlò e cercò di nascondere la mani tra le cosce ma l’uomo gli prese l’altra mano e ripetè l’operazione con l’altro indice.
“Facciamo cosi” disse il capo “ io la lascio vivere ma lei mi recupera tutti i miei soldi e mi porta il responsabile di tutto altrimenti la prossima cosa che le strapperò non sarà un’unghia!”.
“Che palle!!!!” Il Sergente maggiore Yves Blanchard, soldato scelto della famosa “Legione Straniera” si stava annoiando. Non sapeva nulla della missione e si era ben guardato da chiedere qualsiasi cosa. Doveva eseguire gli ordini e basta.
Comunque nessuno gli impediva di chiedersi che cosa mai ci potesse essere di tanto importante in mezzo a quelle montagne sperdute tra il confine italiano e quello francese da scomodare i Reparti Speciali.
Maledizione!!! Impreco mentalmente l’uomo, doveva stare più attento, altrimenti il soldato sotto di lui si sarebbe messo all’erta. Si stava calando dalla rupe per sorprenderlo dall’alto. Si chiese perché non avessero usato i cecchini ma avevano ricevuto l’ordine di eliminarli silenziosamente. Contrariamente a quello che si pensa un fucile silenziato produce comunque uno schiocco udibile anche a distanza, la buona vecchia corda di pianoforte avrebbe fatto il suo dovere.
Rumore… l’istinto di soldato lo mise all’erta, probabilmente qualche cinghiale, la zona ne era piena e poi aveva già sentito grufolare… ma questo era diverso sembrava provenire da sopra la sua testa… L’addestramento prevalse su tutto e lo mise all’erta … Si appiattì contro la parete di roccia alle sue spalle e tolse la sicura al fucile, per un qualche motivo ignoto non alzò la testa verso l’alto, altrimenti avrebbe visto una figura scura che si calava verso di lui assicurata ad una corda. Il visore notturno calato sugli occhi gli dava una visione verdastra e irreale del terreno intorno a lui. Toccò due volte il laringofono, era il segnale per comunicare con il resto della squadra distribuita lungo il perimetro mantenendo il silenzio radio. Non ricevette risposta, brutto segno.
L’uomo fece perno sul moschettone e si girò con le braccia protese verso il basso come un lampo fece passare la corda d’acciaio sotto il mento del soldato e strinse mentre lo sollevava da terra…
Mentre si chiedeva cosa stesse accadendo un cavo d’acciaio si avvolse attorno al suo collo e si sentì tirare verso l’alto.L’ultimo pensiero del Sergente maggiore Yves Blanchard prima che l’oscurità lo avvolgesse, fù che non era ancora riuscito a vedere la sua figlioletta di due mesi….
“Riesco ancora ad emozionarmi come al primo appuntamento” pensò Vittorio mentre guardava negli occhi Sara. Lei lo aveva tempestato di domande durante tutto il tragitto ma lui rispondeva che le avrebbe spiegato tutto a tempo debito. “Adesso pensiamo alla nostra cena e a bere un buon bicchiere di vino” disse lui, “Abbiamo tutta la notte per le spiegazioni”.
Prepararono la cena insieme, Vittorio era un bravo cuoco ma Sara, anche per prendersi la sua piccola rivincita, lo accusava di non avere il tocco femminile che avrebbe dato quel qualcosa in più ai cibi. “Sfotti sfotti, ma una pasta cosi te la sogni!!!!”
Cenarono a lume di candela, il riflesso creava un gioco di luci ed ombre sul bel viso di lei. “Allora” disse lei ad un tratto mentre parlavano di tutt’altro, “ mi vuoi dire cosa ci fai dentro quella divisa?!”
“Si” disse lui guardandola in un modo che la fece rabbrividire, notò un lampo nei suoi occhi che non riuscì a decifrare bene, in seguito, ripensandoci, arrivò alla conclusione che quel lampo la spaventò.
Ma gli occhi di Vittorio si raddolcirono subito e quel lampo era come se non ci fosse mai stato.
“Sara, io faccio parte di un’organizzazione governativa che fa capo alle Nazioni Unite, posso dirti solo questo, non posso dirti che mansioni svolgo e neanche parlarti delle missioni che mi affidano, so che ti chiedo molto ma non devi farmi domande sul mio lavoro, metteresti in pericolo me ma, soprattutto, te stessa. So che è difficile accettare tutto questo e non te ne avrei neanche parlato ma… Credo di essermi innamorato di te come non mi succedeva da tempo. Quando sono stato via, non vedevo l’ora di rivederti e controllavo la mail tutte le volte che potevo sperando che tu mi avessi scritto qualche messaggio, anche una cavolata ma che fosse tua”.
“Ti chiedo di pensarci perché non sarà una vita facile, io sono spesso via, a volte anche per mesi ed è molto difficile mandare avanti una storia del genere.”
Nella mente di Sara si affollarono mille pensieri, si accavallarono uno sull’altro e dovette fare un grande sforzo per metterli in ordine… Ma cos’era, era finita in un film di spionaggio!?! In un libro!?! Il primo impulso fu quello di chiedergli se la stesse prendendo in giro, ma proprio mentre le passava quel pensiero per la testa Vittorio estrasse una tessera di quelle che si usano per i documenti e gliela mostrò. “Guarda, questo dovrebbe convincerti che non ti sto prendendo in giro, perché è ciò a cui stai pensando”.
Sara prese in mano il pezzetto di carta plastificata come se avesse paura di scottarsi, mostrava una fototessera di un Vittorio di qualche anno più giovane con una divisa simile a quella che aveva indosso quella sera e in alto a sinistra il simbolo della NATO. “Per quanto ne so io potrebbe essere falsa, non ne ho mai vista una prima d’ora!!”
Era questo che gli piaceva di quella donna, niente peli sulla lingua.
Lui si alzò, girò intorno al tavolo, le prese la mano e la fece alzare, prima che lei potesse dire qualcosa le prese il viso tra le mani e la baciò con un misto di forza e dolcezza, lei resistette qualche istante e poi si lasciò andare al bacio.
“Continueremo il nostro discorso domani” disse lui e, prendendola in braccio, si avviò verso la camera da letto.